La nuova campagna del grano duro 2026 parte con un mercato tutt’altro che lineare. La quotazione CUN della mietitura 2026 segnala valori in calo al Sud, mentre in altre aree si vedono solo lievi recuperi. Secondo AgroNotizie, il fino alto proteico risulta quotato solo al Sud, con valore massimo a 315 euro/t, mentre per alcune categorie al Centro non sono state formulate quotazioni (AgroNotizie).
Il quadro è confermato, con toni diversi, anche da Terra e Vita, che parla di segnali di leggera ripresa per il grano duro, in un contesto in cui il frumento tenero risulta invece in calo (Terra e Vita). La lettura operativa è chiara: il mercato non è fermo, ma la ripartenza dei prezzi resta selettiva e non uniforme tra aree, qualità e destinazioni d’uso.
Prezzi: Sud sotto pressione
Il punto più sensibile resta il Sud Italia, dove si concentra una parte rilevante della produzione nazionale di grano duro. La pressione sui valori di campagna incide direttamente sulle scelte dei produttori: vendere subito, stoccare in attesa di condizioni migliori o puntare sulla differenziazione qualitativa.
La tensione non è solo commerciale. L’Informatore Agrario ha riportato lo scontro tra Coldiretti e Confcooperative sulla CUN grano duro, con la denuncia di Coldiretti contro quotazioni in Sicilia indicate a 19 euro/q, giudicate penalizzanti per i produttori (L’Informatore Agrario). Al di là del confronto sindacale, il tema centrale per la filiera è la credibilità del meccanismo di formazione del prezzo, soprattutto in una fase delicata come l’avvio della mietitura.
Qualità e proteine fanno la differenza
La campagna 2026 sembra confermare un elemento ormai strutturale: il mercato non premia tutto il grano duro allo stesso modo. Le categorie ad alto contenuto proteico restano più osservate dall’industria molitoria e pastaria, ma la disponibilità di quotazioni non è omogenea tra le piazze.
Per gli agricoltori questo significa che il solo riferimento al prezzo medio può essere fuorviante. Proteine, peso specifico, umidità e caratteristiche merceologiche incidono sulla reale possibilità di spuntare condizioni migliori. In una fase di prezzi deboli al Sud, la classificazione della partita e la capacità di documentarne la qualità diventano strumenti pratici di trattativa.
Cosa dicono i dati AgriMercati
I dati interni AgriMercati disponibili a fine giugno aiutano a leggere la situazione a valle della filiera. Non sostituiscono le quotazioni del grano duro all’origine, ma mostrano come si stanno muovendo semole e sottoprodotti.
A Bari, al 30 giugno, la Semola di Grano Duro Rimacinata è indicata a 445 euro/t, stabile rispetto alla settimana precedente. Stabili anche la Semola di Grano Duro Ceneri 82/84 a 459 euro/t e la Semola di Grano Duro Ceneri 88/90 a 420 euro/t. Diverso il quadro per alcuni sottoprodotti: il Farinaccio di Grano Duro Rinfusa scende da 132 a 129 euro/t, mentre il Tritello di Grano Duro passa da 88 a 76 euro/t.
Anche a Bologna, il 25 giugno, le semole risultano ferme: la Semola di Grano Duro è a 462,50 euro/t e la Semola di Grano Duro Prot 13.5 a 527,50 euro/t. In calo invece la voce Crusca Cruschello Tritello di Grano Duro, da 123 a 111 euro/t.
Il messaggio per gli operatori è che, mentre alcune semole tengono, i sottoprodotti mostrano maggiore debolezza. Questo può influenzare i margini della trasformazione e, indirettamente, il tono delle trattative sul cereale.
Decisioni operative per la campagna
Per chi produce grano duro, la priorità è evitare vendite affrettate senza una lettura completa della qualità. Se le condizioni aziendali lo permettono, stoccaggio, analisi merceologiche e confronto tra più canali commerciali possono aiutare a valorizzare meglio le partite.
Per molini, pastifici e commercianti, invece, il nodo è bilanciare disponibilità della nuova merce, qualità proteica e rischio di ulteriori movimenti della CUN. I lievi recuperi segnalati in alcune aree non bastano ancora a indicare una vera inversione di tendenza, ma suggeriscono un mercato da seguire settimana per settimana.
Outlook di breve periodo
La campagna 2026 del grano duro entra quindi in una fase di assestamento. I cali al Sud pesano sul sentiment, le tensioni di filiera aumentano l’attenzione politica e sindacale, mentre le quotazioni dei derivati appaiono più stabili rispetto al cereale all’origine.
Nelle prossime settimane saranno decisivi tre fattori: andamento qualitativo del raccolto, comportamento della domanda industriale e capacità della CUN di fornire riferimenti percepiti come rappresentativi. Per il mercato, più che un unico prezzo, conterà la distinzione tra grano duro standard e partite realmente adatte alle esigenze della trasformazione.