Raccolto 2026 in aumento, ma non basta
Il grano tenero italiano entra nella campagna 2026 con un segnale positivo sul fronte produttivo. Secondo le stime di Italmopa riportate da L’Informatore Agrario, il raccolto nazionale dovrebbe crescere di circa il 10%, portandosi a ridosso dei 3 milioni di tonnellate. Anche la qualità viene indicata come più che soddisfacente, un elemento importante per molini, panificatori e industria dolciaria.
La crescita, però, non cambia il quadro strutturale: l’Italia resta fortemente dipendente dall’estero per coprire il fabbisogno interno di frumento tenero. Come ricostruisce AgroNotizie, nel 2025 la produzione nazionale è stata pari a 2,5 milioni di tonnellate, mentre le importazioni hanno raggiunto 6 milioni di tonnellate. Il dato spiega perché anche un raccolto migliore non sia sufficiente, da solo, a riequilibrare il mercato.
Import ancora centrale per la filiera
Per gli operatori agricoli il punto chiave è questo: il grano tenero italiano è importante, ma pesa poco nella formazione dei prezzi internazionali. La domanda dell’industria molitoria e alimentare è ampia e continua, perché da questa materia prima derivano farine, pane, prodotti da forno e dolci, comparti centrali per i consumi interni e per il made in Italy alimentare.
In pratica, anche con un raccolto 2026 più abbondante, la filiera dovrà continuare a confrontarsi con l’andamento dei mercati esteri. Origine comunitaria, grani nordamericani di forza, logistica, cambi e disponibilità nei principali Paesi esportatori restano variabili decisive. Per chi produce in Italia, questo significa che la valorizzazione passa sempre più da qualità, contratti di filiera e costanza delle caratteristiche merceologiche, più che dalla sola quantità.
Prezzi: segnali misti a luglio
Sul fronte prezzi, il quadro di luglio è prudente ma non fermo. L’Informatore Agrario segnala per il 20 luglio stabilità a Milano, con il frumento di forza a 252,50 euro/t, mentre a Bologna è stato rilevato un recupero di 4 euro/t. All’estero, i derivati risultano in forte aumento, mentre il mercato fisico francese è in flessione: un mix che conferma una fase ancora poco lineare.
Anche le rilevazioni interne AgriMercati mostrano movimenti selettivi. Alla Borsa Merci di Roma, tra il 15 e il 22 luglio, il Grano Tenero Buono Mercantile è salito da 230 a 235 euro/t, mentre il Grano Tenero Mercantile è passato da 222 a 227 euro/t. In aumento anche alcune origini estere: il Grano Tenero Estero CWRS è salito da 329 a 339 euro/t e il Grano Tenero Estero Northern Spring da 334 a 344 euro/t.
Diverso il quadro per i trasformati, dove prevale la stabilità nelle ultime rilevazioni: la Farina di Grano Tenero Tipo 0 a Roma resta a 595 euro/t tra 15 e 22 luglio, così come la Farina di Grano Tenero Tipo 00 W300 resta a 771 euro/t. Questo suggerisce che i movimenti del grano non si trasferiscono sempre in modo immediato a valle.
Cosa cambia per aziende e molini
Per le aziende agricole, un raccolto nazionale in crescita è una buona notizia, ma non va letto come garanzia automatica di prezzi più alti. La concorrenza dell’import resta determinante, soprattutto sulle classi qualitative più richieste dall’industria.
Per i molini, invece, il 2026 offre una disponibilità domestica migliore e qualità soddisfacente, ma la gestione degli approvvigionamenti dovrà restare diversificata. Il differenziale tra grani nazionali, comunitari ed esteri di forza continuerà a incidere sulle scelte di miscela e sui costi.
La strategia più prudente, per entrambi i lati della filiera, è monitorare insieme raccolto, qualità e piazze di riferimento. In una campagna con più prodotto italiano ma import ancora indispensabile, il prezzo del grano tenero sarà deciso dall’equilibrio tra domanda interna, disponibilità estera e capacità di valorizzare le partite nazionali più adatte agli usi molitori.