Rame in tensione a gennaio 2026: Codelco frena, rischio costi agricoli
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Rame in tensione a gennaio 2026: Codelco frena, rischio costi agricoli

A gennaio 2026 Codelco -47% su dicembre: il rame resta caro e volatile. Leggi cosa cambia per fitosanitari e costi agricoli.

7 min di letturaAgriMercati
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Punti chiave

  • Codelco a 91.000 tonnellate a gennaio 2026, -47% su dicembre
  • Il rame ha superato 14.500 $/t intraday a gennaio 2026
  • ICSG stima deficit 2026 di rame raffinato pari a 150.000 tonnellate
  • Pressione attesa sui costi dei formulati rameici per vite e frutta

Il dato

Il segnale che arriva dal rame è netto e riguarda da vicino anche l’agricoltura italiana. A gennaio 2026 la produzione di Codelco si è fermata a 91.000 tonnellate, con un calo del 1,8% su base annua e soprattutto del 47% rispetto a dicembre 2025, quando il gruppo cileno aveva toccato 172.300 tonnellate, massimo mensile del decennio secondo i dati ripresi da Reuters del 17 marzo 2026. Il dato di gennaio si colloca anche ben sotto la media mensile gennaio-novembre 2025, pari a circa 105.600 tonnellate.

Non è un dettaglio statistico. Codelco resta un attore chiave nell’offerta mondiale di rame e un arretramento di questa entità riapre il tema della stabilità produttiva globale proprio mentre il mercato è già in tensione. L’IEA segnala che il rame ha superato per la prima volta i 12.000 $/t a dicembre 2025 e ha oltrepassato intraday i 14.500 $/t a gennaio 2026, livelli coerenti con un mercato che sta prezzando scarsità disponibile, ritardi nei nuovi progetti e domanda robusta.

Per le aziende agricole italiane il legame non è immediato come per energia o fertilizzanti, ma è concreto: il rame è una materia prima essenziale nei formulati fitosanitari rameici utilizzati soprattutto in viticoltura e frutticoltura. Se la materia prima industriale resta cara o volatile, la pressione sui costi tende a trasferirsi lungo la filiera dei sali di rame e dei formulati commerciali.

Cosa sta succedendo

Il mercato del rame non reagisce solo al dato Codelco. Quel calo si inserisce in un quadro già stressato. L’ICSG prevede per il 2026 un deficit di rame raffinato di 150.000 tonnellate, con una crescita della produzione mineraria del 2,3%, della produzione raffinata del 0,9% e dell’uso raffinato del 2,1%, fino a 28,7 milioni di tonnellate. In altre parole, la domanda continua a correre più della capacità disponibile di trasformare e mettere rame sul mercato.

Un altro indicatore importante è il benchmark annuale TC/RC tra Antofagasta e gli smelter cinesi, fissato a 0 $/t nel gennaio 2026 secondo l’IEA. È un minimo storico e segnala forte scarsità di concentrati. Già il fatto che gli spot TC/RC risultino negativi tra 2024 e 2025 descrive un mercato in cui la materia prima da raffinare è contendibile e scarsa.

Per l’agricoltura italiana questo conta perché il rame non è solo un metallo industriale: è il principio attivo di numerosi prodotti di difesa, dalla poltiglia bordolese all’idrossido di rame, dall’ossicloruro di rame al solfato tribasico di rame. Nella vite, specialmente in biologico, è ancora il presidio tecnico centrale contro la peronospora. Le prove 2025 della Fondazione Edmund Mach confermano che il rame, da solo o in miscela con zolfo, resta cardine della difesa. In frutticoltura, disciplinari e linee tecniche 2025 ne confermano l’uso su pomacee, drupacee e altre colture specializzate.

Il punto chiave è che il rincaro non si trasmette in modo automatico e giornaliero dal metallo al formulato agricolo. Però la catena economica è plausibile: materia prima più cara, trasformazione più costosa, logistica e confezionamento che si sommano, distribuzione che adegua i listini in pre-campagna. Nel materiale disponibile non emergono listini nazionali consolidati degli ultimi 14 giorni per i principali formulati rameici con variazioni ufficiali precise, quindi il pass-through va definito come atteso e non ancora misurato in modo univoco.

Contesto storico

Il dato di gennaio 2026 di Codelco assume peso perché arriva dopo un dicembre eccezionalmente forte e perché è stato definito il quarto peggior risultato mensile del decennio. Il mercato, quindi, non guarda solo al -47% mensile, che in parte riflette il confronto con un picco anomalo, ma al fatto che la produzione è scesa sotto la media recente e rilancia i dubbi sulla continuità dell’offerta, come evidenziato da Reuters.

Sul lato opposto, BHP sta cercando di rassicurare il mercato con una strategia espansiva. Secondo Reuters del 17 marzo 2026, il gruppo punta sul rame in Sud Australia, su una nuova copper precinct in Argentina e sul percorso per riportare Escondida a 1 milione di tonnellate annue. In Cile il piano di investimenti sulle attività rameifere arriva fino a 13 miliardi di dollari nel prossimo decennio. Tra i progetti citati dalla stampa specializzata figurano 10,8 miliardi di dollari per Escondida, con un primo step da 2,3 miliardi, e altri 1,3 miliardi sia per Spence sia per Cerro Colorado.

La lettura di mercato, però, resta prudente. Questi progetti hanno una valenza stabilizzatrice di medio-lungo periodo, non di brevissimo. Il 2026 agricolo si gioca ora, mentre il mercato del rame continua a prezzare la disponibilità fisica attuale più che la capacità futura.

Impatto sulla filiera

La filiera più esposta è quella della viticoltura biologica. Qui il rame è difficilmente sostituibile e il suo valore tecnico cresce ulteriormente nelle annate piovose, quando la pressione della peronospora aumenta. Se a una materia prima già tesa si aggiunge il vincolo normativo europeo di 28 kg/ha in 7 anni, cioè una media di 4 kg/ha/anno, previsto dal quadro richiamato dal Reg. UE 1981/2018, ogni chilogrammo di rame metallo disponibile e acquistabile diventa più strategico e potenzialmente più costoso.

Per la frutticoltura specializzata l’effetto è simile, anche se più frammentato tra colture e fasi fenologiche. Su melo, pero, drupacee e actinidia il rame resta un presidio preventivo rilevante contro batteriosi e alcune malattie fungine. Qui il rischio non è solo l’aumento del costo unitario del formulato, ma il possibile rincaro dell’intero programma di difesa se si rendono necessari prodotti complementari o alternative più costose.

Il quadro diventa ancora più delicato se inserito nel paniere complessivo degli input 2026. Su TESEO Torino, l’urea agricola 46% è passata da 515-525 €/t il 29 dicembre 2025 a 660-670 €/t il 5 marzo 2026. Il nitrato ammonico 26% è salito da 380-390 €/t a 435-445 €/t nello stesso intervallo, mentre il perfosfato triplogranulare 46% è passato da 590-600 €/t a 615-625 €/t. È un segnale chiaro: il rame si inserisce in una fase in cui il costo tecnico per ettaro è già sotto pressione.

Cosa monitorare

Nelle prossime settimane il mercato dovrà seguire cinque indicatori chiave.

Produzione effettiva di Codelco

Il primo dato da verificare è se il gruppo cileno riuscirà a normalizzare l’output dopo le 91.000 tonnellate di gennaio 2026 e a restare coerente con il target annuo di 1,344 milioni di tonnellate, pari a circa +0,7% sul 2025. Un recupero attenuerebbe la tensione psicologica del mercato.

Segnali di scarsità nei TC/RC

Se i TC/RC resteranno a 0 $/t o in area negativa sul mercato spot, vorrà dire che la scarsità di concentrati continua. Per i prezzi agricoli dei formulati rameici sarebbe un segnale da non sottovalutare.

Evoluzione dei progetti BHP

Le notizie su Escondida, Spence e Cerro Colorado vanno lette con attenzione. Sono rilevanti, ma soprattutto per capire se il mercato inizierà a scontare una prospettiva di maggiore offerta dal 2028 in avanti, non per allentare nell’immediato la campagna 2026.

Listini della distribuzione tecnica agricola

Il punto decisivo per le aziende sarà la trasmissione concreta del rincaro ai formulati. Occorrerà monitorare i listini pre-campagna di ossicloruro, idrossido, poltiglia bordolese e solfato tribasico, perché è lì che il segnale del rame industriale diventa costo aziendale reale.

Meteo e pressione fitosanitaria

Più delle medie annuali conterà anche la stagione. In caso di primavera umida, la domanda di rame in vite e frutteto può concentrarsi e accelerare l’aggiustamento dei prezzi. In quel caso il rischio non è solo il costo, ma anche la disponibilità commerciale nel momento di picco.

In sintesi, il messaggio per la filiera è chiaro: il crollo produttivo di Codelco a gennaio 2026 non basta da solo a determinare un rincaro automatico dei formulati agricoli, ma rafforza un quadro di tensione già evidente nel rame globale. I progetti di BHP migliorano la prospettiva strutturale, non quella immediata. Per viticoltura e frutticoltura italiane, soprattutto nel biologico, il 2026 si apre quindi con un rischio concreto di maggior costo tecnico proprio su uno degli input meno sostituibili.

Fonti e riferimenti

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Questo articolo e stato generato con l'assistenza di intelligenza artificiale (LLM), basandosi su dati reali delle borse merci italiane e su fonti giornalistiche pubbliche. I dati di prezzo provengono dai listini ufficiali delle Camere di Commercio. Le analisi e le interpretazioni sono generate automaticamente e potrebbero non riflettere tutte le sfumature del mercato.