Il mercato del riso entra nella parte centrale dell’estate con un quadro apparentemente tranquillo, ma non privo di segnali da leggere con attenzione. La pagina dedicata ai cereali di ISMEA Mercati continua a includere aggiornamenti sul comparto, tra cui un riferimento specifico al riso datato 12 settembre 2025. Il tema resta quindi dentro il perimetro dei monitoraggi di settore, insieme agli altri cereali, in una fase in cui operatori agricoli, riserie e commercianti guardano soprattutto a disponibilità, qualità e tenuta della domanda.
Per chi lavora nella filiera, il punto non è solo sapere se il prezzo medio sale o scende. Sul riso contano molto la varietà, la destinazione commerciale, la lavorazione e la piazza di riferimento. Un Arborio non si muove necessariamente come un Ribe, così come il parboiled può rispondere a logiche diverse rispetto al riso bianco da consumo tradizionale.
Cosa segnala il mercato
Il fatto che ISMEA mantenga il riso tra gli aggiornamenti cerealicoli è un’indicazione utile: il comparto resta osservato non solo come coltura, ma come filiera con dinamiche proprie. A differenza di altri cereali più legati ai grandi flussi internazionali, il riso italiano vive anche di segmentazione varietale e di posizionamento commerciale.
Per gli operatori agricoli questo significa che le decisioni di vendita non dovrebbero basarsi solo sul prezzo generale del riso, ma sul confronto tra varietà simili e sulla situazione della piazza locale. Nei momenti di mercato laterale, infatti, le differenze tra categorie possono pesare più del movimento complessivo.
Prezzi AgriMercati: stabilità sulle principali piazze
Le rilevazioni interne AgriMercati più recenti mostrano un quadro in larga parte stabile. Alla Borsa Merci di Roma, l’8 luglio 2026 il Riso Fino Ribe è quotato 1.045 euro/t, invariato rispetto al 1° luglio. Stessa stabilità per il Riso Fino Ribe Parboiled, a 1.160 euro/t, e per il Riso Originario, a 1.290 euro/t.
Sulle varietà da risotto, Roma conferma livelli più elevati: il Riso Superfino Arborio resta a 1.385 euro/t, mentre il Riso Superfino Carnaroli si mantiene a 1.735 euro/t. Anche il Riso Superfino Roma risulta fermo a 1.045 euro/t.
Il messaggio operativo è chiaro: su questa piazza, almeno nell’ultima settimana rilevata, non emergono scosse improvvise. Questo può favorire programmazione e contrattazione, ma non elimina la necessità di monitorare le singole varietà.
Bari e Bologna: segnali selettivi
Alla Camera di Commercio di Bari, il 7 luglio 2026 il Riso Fino Ribe è indicato a 845 euro/t, stabile rispetto alla settimana precedente. Fermo anche il Riso Fino Parboiled Ribe, a 945 euro/t, e il Riso Fino Parboiled Roma, a 1.265 euro/t.
Diverso il caso dell’Arborio: il Riso Superfino Arborio passa da 1.375 a 1.455 euro/t tra il 30 giugno e il 7 luglio. Non è un movimento da leggere come tendenza generale del comparto, ma segnala che alcune varietà pregiate possono avere dinamiche proprie, legate a disponibilità, richieste specifiche e posizionamento commerciale.
A Bologna, il 2 luglio 2026, il Riso Arborio sale a 1.250 euro/t dai 1.150 euro/t della settimana precedente. Restano invece invariati il Riso Baldo a 785 euro/t, il Corpetto di Riso a 455 euro/t e la Mezzagrana di Riso a 412,50 euro/t. Tra i sottoprodotti, la Grana Verde di Riso sale da 200 a 205 euro/t, mentre la Pula Vergine di Riso scende da 160 a 150 euro/t.
Cosa fare in filiera
Per i produttori, la fase attuale suggerisce prudenza ma anche attenzione alle opportunità. Dove i prezzi sono fermi, può avere senso valutare vendite scaglionate, soprattutto se la merce è ben conservata e appartiene a varietà richieste. Per le riserie, invece, la stabilità aiuta a programmare gli approvvigionamenti, ma gli aumenti selettivi su Arborio ricordano che coprirsi per tempo sulle varietà più sensibili può ridurre il rischio.
Per commercianti e trasformatori, il confronto tra piazze resta decisivo. Roma, Bari e Bologna mostrano livelli e movimenti diversi: non basta guardare una sola quotazione per capire il mercato. La lettura corretta passa dall’incrocio tra varietà, destinazione d’uso e andamento locale.
Prospettiva
Il riso italiano resta un mercato di qualità, non solo di quantità. Gli aggiornamenti di ISMEA confermano l’importanza del monitoraggio settoriale, mentre i dati AgriMercati evidenziano una fase stabile ma selettiva. Nelle prossime settimane, gli operatori dovranno osservare soprattutto eventuali scostamenti sulle varietà da risotto e sui prodotti parboiled, perché da lì potrebbero arrivare i primi segnali di cambio passo.