Panoramica della settimana
La terza settimana di marzo 2026 segna un netto punto di svolta per i mercati cerealicoli italiani, interrompendo la prolungata fase di stabilità che aveva caratterizzato i mesi invernali. Il comparto del grano duro registra rialzi significativi sulle piazze del Centro-Sud, trainato non da carenze fisiche immediate, ma dalle crescenti preoccupazioni sui costi di produzione futuri. A dominare il sentiment degli operatori e a innescare questa nuova volatilità è l'escalation geopolitica in Medio Oriente, che sta generando una vera e propria crisi logistica e di approvvigionamento nel settore vitale dei fertilizzanti.
Cereali
Grano Duro: brusco risveglio per Foggia e Roma
Dopo un mese di scambi invariati, i listini del grano duro tornano a muoversi al rialzo. Analizzando le rilevazioni del 18 marzo 2026, la Camera di Commercio di Foggia evidenzia un incremento di 5,00 €/t per il Grano Duro Fino, che abbandona il range di 280,00-285,00 €/t per posizionarsi a 285,00-290,00 €/t. Il trend rialzista coinvolge in modo ancora più marcato il comparto biologico: sulla piazza pugliese il Fino Bio sale a 355,00-360,00 €/t.
Dinamiche speculari si osservano alla Borsa Merci di Roma. Nella seduta del 18 marzo, il Grano Duro Fino rompe la stabilità delle settimane precedenti (fermo a 247,00-250,00 €/t) portandosi a 252,00-255,00 €/t. Da segnalare il forte strappo del Fino Bio capitolino, che balza a 307,00-312,00 €/t, registrando un aumento di ben 10,00 €/t in una sola settimana (pari a un +3,3%). Lo spread tra la piazza di Foggia e quella di Roma per il prodotto convenzionale si mantiene stabile intorno ai 34,00 €/t a favore del mercato pugliese.
Mais: prime tensioni sui listini
Il comparto del mais inizia a riflettere l'incertezza legata ai costi dei concimi per le imminenti semine. A Bologna (rilevazione del 12 marzo), il Mais Ibrido Nazionale Zootecnico registra un rincaro, passando da 228,00-230,00 €/t a 233,00-235,00 €/t. Sulla piazza di Bari (17 marzo), l'Ibrido Extracomunitario guadagna circa 6,00 €/t, chiudendo a 234,00-237,00 €/t. Risulta invece più attendista la piazza di Milano, dove il prodotto nazionale si mantiene stabile a 234,00-235,00 €/t.
Grano Tenero e Orzo: prevale la stabilità
A differenza del grano duro, il grano tenero mostra una sostanziale invarianza. A Milano (17 marzo) il Panificabile resta ancorato a 229,00-231,00 €/t. A Bologna il Fino quota 232,00-237,00 €/t, mentre Bari si conferma la piazza più remunerativa per la categoria, con il Fino scambiato a 260,00-265,00 €/t.
Nessuno scossone di rilievo per l'orzo: il Nazionale Pesante a Milano quota 234,00-236,00 €/t, a Bologna l'Orzo P.S. 65 si attesta a 227,00-232,00 €/t e a Bari il Nazionale chiude a 215,00-220,00 €/t.
Contesto internazionale
I movimenti registrati sulle piazze italiane sono strettamente correlati alle dinamiche globali, in particolare alle tensioni tra USA, Israele e Iran. La chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta un "cigno nero" per la logistica agricola mondiale. L'area del Golfo Persico, infatti, concentra circa un terzo della produzione globale di fertilizzanti.
L'impatto sui prezzi internazionali è stato immediato e violento. Le quotazioni FOB dell'urea granulare in partenza dal Medio Oriente sono balzate da meno di 500,00 $/t di fine febbraio agli attuali 680,00 $/t per le consegne previste ad aprile. Questo incremento del +41% in pochi giorni sta agendo da catalizzatore per le speculazioni sui cereali, poiché gli operatori stanno già prezzando il rischio di rese inferiori per i prossimi raccolti a causa di concimazioni sotto-ottimali.
Notizie e policy
Le ripercussioni del blocco logistico mediorientale hanno fatto scattare l'allarme tra le associazioni di categoria. Confagricoltura ha evidenziato come i rincari dei concimi azotati, stimati in crescita di oltre il 50% a livello globale, rischino di compromettere seriamente le operazioni di concimazione primaverile e le prossime semine.
La trasmissione di questi rincari lungo la filiera agroalimentare è un tema di stretta attualità per i policy maker. Le stime attuali indicano che, qualora i costi degli input agricoli non dovessero rientrare nel breve periodo, i prezzi al consumo dei prodotti derivati, in primis pasta e pane, potrebbero subire rincari compresi tra il 4% e il 7% entro la fine della primavera o l'inizio dell'estate 2026.
Prospettive
Le prossime settimane saranno cruciali per definire la traiettoria dei mercati cerealicoli. L'attenzione degli operatori rimarrà focalizzata sul Medio Oriente: se il blocco di Hormuz dovesse persistere, l'onda d'urto dei costi energetici e dei fertilizzanti si trasferirà inevitabilmente e in modo strutturale su tutte le commodity.
Le colture più esigenti in termini di input agronomici, come il mais, saranno le prime a testare nuovi livelli di resistenza al rialzo. Successivamente, queste tensioni si rifletteranno sui listini del grano tenero e del grano duro della nuova campagna commerciale. Si consiglia agli operatori di monitorare attentamente le quotazioni internazionali dell'urea, che in questa fase fungono da indicatore anticipatore per le dinamiche di prezzo dei cereali sulle piazze nazionali.